Aromaterapia scientifica, la nuova frontiera!

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di Paolo Campagna

“L’USO DEI PREZIOSI OLI ESSENZIALI PUò ESSERE PROPOSTO A INTEGRAZIONE DELLA TERAPIA MEDICA CONVENZIONALE, SECONDO CRITERI DI SINERGIA FARMACOLOGICA E DI EFFICACIA”

Il ruolo delle essenze nella pianta resta ancora in gran parte sconosciuto, tuttavia il riconoscimento delle proprietà biologiche di molti composti degli oli essenziali ha aumentato l’interesse in questo campo per la ricerca di nuovi farmaci, antibiotici, insetticidi ed erbicidi ed ha portato ad una rivalutazione della funzione che questi assumono nelle piante, specialmente nel contesto ecologico (Enan, 2001).

E’ noto, infatti, che molti di questi composti hanno un importante significato adattativo nella protezione contro gli erbivori e gli attacchi da parte di funghi e batteri (Raven et al., 2002).
Il potere antimicrobico degli oli essenziali viene quindi già sfruttato in natura (Burt, 2004) e questo dimostra in qualche modo la loro efficacia. Gli oli essenziali possono giocare un ruolo importante anche come sostanze attrattive per gli impollinatori e per la dispersione dei semi attraverso gli animali, ma anche come repellenti per gli insetti.

Diverse piante producono infatti dei “profumi” per attirare gli insetti e farli partecipare all’impollinazione; altre, al contrario, sintetizzano, per allontanarli, sostanze insetto-repellenti e persino insetticidi (Kim et al, 2004) capaci di interferire coi loro processi fisiologici e biochimici (Ibrahim et al., 2001). Le essenze possono infatti agire come segnali biochimici che vengono recepiti dagli insetti come deterrente scoraggiandoli a cibarsi della pianta e a deporvi le uova (Gatehouse, 2002).
Gli insetti sono inoltre particolarmente sensibili alle molecole aromatiche poiché comunicano tramite messaggi chimici; gli oli essenziali interferiscono con gli organi sensoriali degli insetti, interagendo con le loro attività (ad esempio la ricerca del loro obiettivo) e i loro comportamenti (Ibrahim et al., 2001).
Gli oli essenziali nella pianta possono svolgere una funzione allelopatica e cioè intervenire nella competizione interspecifica (riduzione della sopravvivenza o dell’accrescimento di una popolazione a causa della presenza di altre specie interferenti) tra specie diverse di piante.

“L’USO DEGLI OLI ESSENZIALI IN MEDICINA TROVA OGGI UN RAZIONALE IMPIEGO IN TANTE SITUAZIONI CLINICHE E IN PARTICOLARE NELLE MALATTIE DELLA PELLE”

Il fenomeno dell’allelopatia consiste nel rilascio nel terreno, da parte di una pianta, di sostanze che inibiscono la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti.
In alcuni casi invece i composti contenuti negli oli essenziali costituiscono prodotti di rifiuto della pianta (Raven et al., 2002).
 Oggi, in Aromaterapia scientifica gli oli essenziali (e non essenze) vengono delineati come miscele aromatiche, costituite da sostanze organiche volatili, contenute in particolari tessuti di molte piante, dalle quali vengono estratte mediante distillazione in corrente di vapore o per spremitura.
 Essi prendono il nome dalla pianta da cui derivano, tenendo sempre presente la droga (parte attiva) di partenza, per cui si parla di olio essenziale di lavanda dai fiori della stessa, olio essenziale da foglie di eucalipto, olio essenziale di camomilla dai capolini, di elicriso dai fiori, di cannella da foglie o da corteccia e così via.

 

Le basi razionali di un completo sviluppo clinico degli oli essenziali trovano oggi riscontro proprio nell’aromaterapia francese (denominata appunto clinica), che considera la somministrazione degli oli essenziali anche oltre l’utilizzo topico (applicazioni dermatologiche, massaggi) o inalatorio (diffusione ambientale, aerosol, suffumigi), tramite
enteroclismi o preparazioni orali (in tinture madri, capsule, perle oleose), sotto la scrupolosa supervisione di medici e all’interno di una molteplice strategia terapeutica rigorosamente allineata ai criteri della medicina accademica (a tale aromaterapia si ispira anche l’indirizzo normativo accordato dalla Commissione Europea di Bruxelles).
Lo straordinario potere di penetra-
zione e diffusibilità degli oli essenziali all’interno del corpo umano (risaputa almeno dai tempi di Teofrasto), ne ha comunque da tempo consolidato l’applicazione esterna, che assume un suo distinto significato, permettendo tra l’altro, di trarre non pochi benefici anche tra alcuni oli essenziali che difficilmente potrebbero trovare impiego (per tossicità) per via interna. Ciò grazie all’elevato assorbimento percutaneo (lipofilia) degli stessi oli, che pertanto vanno accuratamente consigliati (anche se sotto forma di creme, unguenti, gel o altre preparazioni idonee per applicazioni terapeutiche esterne o semplici massaggi) per cercare in ogni caso di evitare sensibilizzazioni o irritazioni dovute a causticità.

L’uso degli oli essenziali in medicina trova oggi un razionale impiego in tante situazioni cliniche e in particolare nelle malattie della pelle di varia eziologia, anche infette; in affezioni delle vie respiratorie batteriche e virali (con attività di modificazione delle secrezioni e azione antiflogistica, antisettico-balsamica e antispasmodica), nelle malattie dell’apparato gastro-intestinale (dal meteorismo al colon irritabile fino alle infezioni intestinali), nelle patologie batteriche urinarie, nel trattamento dei parassiti intestinali, in genere anche in altre malattie infettive microbiche e/o micotiche, e inoltre nelle reumo-
artropatie, tramite applicazioni topiche dirette (creme, roller, gel o cerotti trans dermici). 
L’aromaterapia trova poi spunto anche in malattie di ambito specialistico, approcciabili talvolta in fase iniziale dallo stesso medico curante, come in neurologia (crisi d’ansia, insonnia) e in ambito ginecologico (vaginosi e vaginiti).

“IL MECCANISMO DI AZIONE DEGLI OLI ESSENZIALI è SIMILE A QUELLO DEGLI ANTIBIOTICI, OSTACOLANDO LA SOPRAVVIVENZA DEI MICRORGANISMI E RINFORZANDO LE DIFESE IMMUNITARIE, NON DETERIORANDO QUASI MAI LA FLORA BATTERICA INTESTINALE”

L’uso dei preziosi oli essenziali può essere altresì proposto a integrazione della terapia medica convenzionale, se-condo criteri di sinergia farmacologica e di efficacia. Il meccanismo di azione (battericida e talvolta batteriostatico) degli oli essenziali è simile in fondo a quello degli antibiotici, ma essi agiscono anche mediante differenti mezzi poiché influenzano l’ambiente ecolo-gico (Langenheim, 1994), ostacolando la sopravvivenza dei microrganismi e rinforzando le difese immunitarie, non deteriorando quasi mai la flora batterica intestinale. In aggiunta, alcuni oli essenziali possiedono un’azione locale su mucosa gastrica, epitelio urinario e mucose genitali (Baspeyras, 1995) o possono essere usati come rimedi locali per la decolonizzazione di ceppi di stafilococchi resistenti ai comuni antibiotici (MRSA, Methicillin-resistant Staphylococcus aureus) (Caelli et al., 2000).

Una ricerca effettuata nell’Università degli Studi di Sassari sull’olio essenziale di mirto (Myrtus communis), ad esempio, aveva già registrato una buona azione batteriostatica nei confronti di 27 ceppi di microrganismi fra i quali 18 candide, oltre ad una attività interessante su He
licobacter pylori (Deriu A, Branca G, et al., 2007), ma di dubbio valore clinico, visto che mai è stata confermata in vivo tale attività di eradicazione sul pato-
geno implicato nelle gastriti ulcerose in pazienti sottoposti ad esame bioptico endoscopico.
Si consigliano spesso gli oli essenziali puri tipizzati (a chemotipo), disciolti nella propoli, ai pazienti con infiammazione nella sfera otorino e del cavo orale (gengivo-stomatiti anche aftose, mughetto, candidosi), sia nelle forme virali (molto frequenti) che in quelle batteriche, talvolta in associazione agli antibiotici di sintesi, nelle forme miste di un certo impegno. Prediligiamo in questo caso la propoli, ottimo solvente alcolico, per la sua azione immunostimolante, oltre che antibatterica, balsamica e antiflogistica (esplicata anche “per contatto”).

Nei casi di rinosinusite purulenta certamente questa preziosa resina trova inserimento nel protocollo che comprende antibiotici e gli stessi oli essenziali a spiccata attività microbicida, mucolitica e balsamica, utilizzabili per semplice inalazione o in soluzione per aerosol, ma solo con particolari accorgimenti e dietro ricetta medica. Nelle infezioni batteriche con o senza sovrapposizioni fungine, oli essenziali puri di Albero del Té (Tea Tree oil – Melaleuca alternifolia), timo rosso (Thymus vulgaris), origano comune (Origanum vulgare), cannella (Cinnamomun zeylanicum) e geranio (Pelargonium graveolens) trovano la giusta collocazione terapeutica, per uso topico, anche da soli o associati ai comuni farmaci di sintesi, dopo valutazione di effetti sinergici positivi, purché ben veicolati in oli vegetali
 (iperico, calendula, ecc.).

Molto interessante è proprio l’azione dell’olio essenziale di Albero del tè contro batteri, funghi e lieviti; esso interessa numerosi ceppi di microrga-
nismi e si manifesta con evidenza per applicazione locale, talvolta anche in associazione a preparazioni antifun
gine convenzionali.

“IL termine “oli essenziali” che ha avuto in passato numerosi sinonimi quali aromi, essenze aromatiche, oli eterei, ecc,
si consolida definitivamente allorché la Farmacopea Francese conferisce un’unica denominazione a queste sostanze, quella appunto
di “oli essenziali”.”

Uno studio clinico controllato ha recentemente valutato l’efficacia e la tollerabilità di un prodotto topico al 5% in olio essenziale di Melaleuca alternifolia vs placebo in pazienti con tigna al cuoio capelluto (Tinea capitis) da Pityrosporum ovale. L’azione si manifesta a concentrazioni medie o medio-alte; data la sua notevole liposolubilità questo olio essenziale viene ben assorbito anche se utilizzato per via topica. L’attività antimicotica è attribuita anche all’olio essenziale di Thymus vulgaris tipizzato a timolo ed è stata testata con successo anche su altre micosi e infezioni da lieviti.
Ciò vale ad esempio anche nelle frequenti forme di vaginosi e vaginiti, dove una terapia naturale con fito complessi e cicli di oli essenziali tipizzati e puri, in preparazioni ginecologiche (candelette, ovuli, creme, lavande vaginali) spesso è sufficiente per il controllo clinico della patologia fastidiosa e recidivante in tante donne.
Nel trattamento poi di alcune affezioni cutanee, spesso sostenute da batteri Gram positivi, determinati oli essenziali “a chemotipo alcool”, eccellenti per maneggevolezza e tollerabilità (v. quelli ricchi di linalolo), possono essere razionalmente proposti insieme ad altri, ad azione dermo-equilibrante, cicatrizzante e antinfiammatoria.

Nell’acne l’aroma
terapia si è arricchita, di recente, di particolari oli essenziali che hanno mostrato efficacia notevole sul batterio Propionibacterium acnes, proponibili in associazione per un’azione polivalente. Ciò vale anche per favorire la riparazione di ulcere venose, laddove alcuni di questi rimedi, in veicolo oleoso intelligente, possono “potenziare” le stesse garze medicate convenzionali, in mano a medici e personale sanitario consapevoli.
Un’altra metodica molto utilizzata per gli oli essenziali è quella dell’inalazione.
Sappiamo infatti che essi rappresentano un’informazione chimica che per via nasale o cutanea, attraverso un complesso meccanismo di trasduzione “olfattiva”, arrivano direttamente nel cervello e più precisamente a livello del “sistema limbico”, complessa forma-
zione nervosa del cervello rettiliano, che presiede alle attività istintive e primitive attraverso una serie di risposte regolate dal sistema neurovegetativo.

La struttura limbica in realtà, più che essere una struttura anatomica vera e propria, corrisponde ad un’unità funzionale molto complessa che supporta svariate funzioni psichiche come emotività, comportamento, memoria a lungo termine e olfatto.
Inalare gli oli essenziali pertanto, può comportare un’interferenza su sensazioni psico-emotive con note positive di riequilibrio su fenomeni di somatizzazione da ansia e stress, ma talvolta con fenomeni di eccitazione psichica e ipereccitabilità su soggetti particolarmente sensibili.


Anche in questo caso è importante rispettare norme di prudenza per le modalità inalatorie (non aggressive), riguardo la durata e la concentrazione degli OE, così come per i massaggi aromatici (la letteratura internazionale riporta risultati
significativi nel ridurre ansia e contratture anche in pazienti oncologici ricoverati ed in trattamento convenzionale)
bisogna tener conto di parametri estensivi (evitare di trattare superfici cutanee troppo estese) e logistici come la cubatura e l’areazione degli ambienti, con particolare attenzione per i bambini piccoli, le donne in gravidanza, gli allergici e gli asmatici.

Dr. Paolo Campagna
Medico di famiglia e Presidente SIROE (Società Italiana per la Ricerca sugli Oli Essenziali)

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